Non sono per le favole.

Non mi sono mai sentita Penelope, pur essendolo stata mio malgrado.

Il vantaggio è che so esserlo, la scelta consapevole è che non lo sono.

E quindi niente tele da tessere, attesa spasmodica, ansia da prestazione di un personaggio altro da me.

L’ho tessuta la tela, l’ho sfilata aspettando un’ispirazione da favola disneyana, ma un mito è un mito e le favole sono belle per imparare che puoi sconfiggere il cattivo, non per restare imprigionata in un’immagine.

Dunque lascio la tela a chi la tesse senza pretese altre, resto quella che si prende il lusso di distruggere tutto e cominciare un quadro e lasciarlo da parte se dopo un pò non avrà più i miei colori.

E non c’è bisogno di approvazione. Possiamo condividere oggi il gusto, domani è davvero un altro giorno.

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L’umanità, il vizio che preferisco

Salgo sul tram come ogni mattina, poco prima di una persona piuttosto anziana, ma neanche troppo.

Invito l’uomo ad occupare il posto che avevo preso io, rifiuta sorridendo, con un gesto goffo mi fa cadere il telefono, ci pieghiamo entrambi a prenderlo, mi dice: “non ci emozionamo”.

“Lei è una persona educata”, continua, “non ne vede tante”. Capisce che non sono del Nord, dall’espressione e dai colori. Parliamo della gente quella bella e della gente quella brutta. Lui ha a che fare un pò con tutti, viaggia tanto, è architetto e perito assicurativo, sapete edilizia e bla bla bla.

Capisco che non sta facendo il brillantone come certi similberlusca, è sinceramente curioso. Mi chiede che lavoro faccio, glielo dico mi risponde: ah quindi si fa le flebo. Provo a riconsiderare il mio lavoro mentre mi racconta che uno dei suoi figli è architetto e aiuta le persone disabili progettando soluzioni ad hoc. Improvvisamente il mio lavoro non mi sembra più tanto figo

Mi saluta dicendo: “Io scendo, ma se mi permette vorrei salutarla con un bacio in fronte”.

Glielo permetto.

Poi mi scendono le lacrime.

Era un pò che non mi concedevo di piangere. La mia palpebra sinistra da qualche giorno ha i suoi movimenti impercettibili e involontari, ma piangere no.

Il muscolo che si ribella, L’umanità che è più forte.

Facciamolo, vah

L’anno scorso, in questi giorni più o meno, piangevo tutte le mie lacrime, in silenzio e a bocca asciutta. Perchè così io piango.

Faceva caldo? Certo 

Ricordo altro? Tutto, persino un vestitino color senape che mi scivolava addosso. Io ripiegata sulla mia sediolina gialla. Giallo e senape, non si possono guardare insieme. Ma tant’è, almeno non ero in nero. Non avrei sopportato una scena tanto tragica in nero, sarebbe stato un clichè poco degno di me.

Non avevo neanche sete, a tal punto era il deserto. Una sorta di premorte, nessun drago da Trono di Spade da scambiare con un anello.

La immaginavo una bella estate, avevo tutto, non avevo niente, ognuno si sbracciava a dire la sua a gesti e a parole. Poca voce, tanto rumore, un caldo medio.

Ora è così bello questo silenzio di piedi nudi sul legno. E piove ed è Luglio e non mi sembra vero, di aver perso tanto e aver trovato me.

Il ragazzo chi?

Quando un ragazzo si butta dalla finestra a sedici anni non c’è scusa che tenga. La colpa è di qualcuno. 

Quindi tutti a cercare le cause, a puntare il dito per esorcizzare una proiezione. Perchè diciamocelo, quando un fatto di cronoca ci affligge, bisogna reinventare una storia in cui, chi giudica, avrebbe fatto meglio. Meglio come madre, meglio come padre, meglio come finanziere, come fratello, come compagno di squadra e come figlio. 

E quindi via col colpevolizzare la madre,ecchecazzo doveva far intervenire l’autorità? E la figura educativa del genitore? Il suo esempio? Che non puoi chiamare davvero il lupo se tuo figlio nn mangia. 

E I finanzieri? Che rimproveri gli avranno mai mosso? Quale spettro devono avergli mostrato per fargli preferire un volo verso il basso che verso l’alto. E non andava fatto, tutto sbagliato. Abbasso il proibizionismo.

Ah e legalizziamo la droga, così nessuno si suicida per possesso di hashih. Perchè il suicidio uccide direttamente, l’hashish no, dai puoi avere una vita lunga e felice fumandolo. Forse, di certo, boh.

 Nel dubbio mettiamoci tutti a fumarlo perchè così sodalizziamo con salcazzo cosa.

E i compagnia di calcio dov’erano? Che qui siamo tutti amici perfetti e presenti. E gli psicologi? Perchè nessuno li ha chiamati? E lo stato dov’era? 

Ma questo ragazzo…ma il ragazzo chi?

Attento a quello che vuoi, potresti ottenerlo.

Deve essere iniziato tutto lì, sei anni, i codini, i denti stortarelli, le fossette e i jeans di due taglie più grandi, con i risvolti, come si vede dalle mie foto a quell’età.

Il solito litigio con mia madre, nemmeno uno dei peggiori, ma ce lo ricordiamo entrambe.

Io preparo una piccola valigetta con non so cosa, sicuramente cianfrusaglie e vado da mia madre. Voglio andar via di casa, le dico. 

Non so esattamente cosa mi aspettassi, di certo non che mia madre mi dicesse va bene, vai. E aprendo la porta e vedendo che uscivo me la richiuse in faccia.

E ora che faccio, mi chiesi, mi ha davvero chiuso fuori? Non feci un passo, col piede. Ma credo che con la mente realizzai questo: attento a quello che vuoi, potresti ottenerlo e da lì poi sarai tu, la tua testa, il tuo fegato, il tuo colon, i tuoi piedi, i tuoi denti storti, i tuoi codini e poco altro.

Da allora mi piace ancora farmi I codini e preparare la valigia.

Ah, dimenticavo, mia madre mi riaprì dopo un minuto.

Solo un pò

Un pò mi piace, questa quiete da agnello al pascolo, questo giro di vite che finisce per lasciare più aria in circolo.

Un pò mi sorprende ma mi piace, fa niente se stride, se l’uva non è matura e il mosto è amaro, se la pigiatura è lenta e il vino non sarà un capolavoro da duecento euro a bottiglia.

Un pò mi incuriosisce questo forellino alla staccionata da cui mi pare di vedermi meglio, anche se guardo altrove.

Il mio parere su Tiziana, non richiesto.

Premetto che non sapevo chi fosse Tiziana e perchè fosse tanto nota.

Poi sento del suicidio, vado in rete, mi informo, cerco di capire.

Tantissime chiacchiere, colpa mia, colpa tua, colpa nostra, colpa del web, delle violazioni sulla privacy, di un deficiente che ha pubblicato un video più o meno spinto, di qualcuno che lo ha fatto diventare satira.

Personalmente non mi interessa di chi è la colpa. Ho provato solo ad immedesimarmi e ho fatto difficoltà. E non perchè non condivida l’idea che ognuno nel privato può fare quel che vuole se non fa male ad altri, sono assolutamente liberale.

Ma ci si può uccidere per il video di un pompino? Credo che Tiziana fosse particolarmente fragile e non avesse saputo dare a quel video il senso che aveva: un gioco, a cui lei ha partecipato.

Certo che andava rispettata, tutelata, certo che non doveva succedere.

Ma è successo. E I conti si fanno con le conseguenze, imparando magari anche ad accettare le nostre sconfitte.

Questo è quello che avrei detto a mia figlia: tutelati, non aspettare che siano gli altri a farlo per te. E se commetti un errore accettalo, perchè tutti sbagliamo. Ma la vita è una: amala.