La giusta distanza


 

 

 

 

Prendiamo un quadro: voi a che distanza vi mettete per giudicarlo? Io mi metto molto vicina, perchè amo quasi il contatto e perchè mi piace coglierne i particolari. Guardando le piccole sfumature, le imperfezioni, un colore diverso o una forma in lontananza penso di poter definire il tutto. Se mi metto a distanza media la visione d’insieme mi destabilizza.

Il problema è che quando ti avvicini troppo e prendi un particolare in esame, corri il rischio di leggere in maniera alterata le cose.

Ecco: io mi avvicino troppo, prendo solo il meglio, mi concentro sui particolari e mi perdo. Così mi succede in amicizia: mi innamoro di un aspetto di un amica/o e tendo a non vederne più i difetti, ad amplificare il valore assoluto del pregio. Al contrario con chi non mi piace, quando colgo un aspetto dissonante dal mio modo d’essere lo categorizzo come “non ne vale la pena”.

E non va assolutamente bene, perchè per alcuni divento buonissima, per altri cattivissima. A lungo andare mi rendo conto che è come essere miopi, che se per un pò non porti gli occhiali cominci a pensare che tutto ciò che ti ciorconda sia sfuocato. Poi metti gli occhiali, talvolta, quando te lo fanno notare o quando sbatti su qualcosa e allora capisci che forse dovevi ricrederti, o semplicemente trovare la giusta distanza.

E chi l’ha già trovata, mi faccia un cenno.

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2 responses to this post.

  1. Posted by K C on 22 dicembre 2011 at 7:39 PM

    Mi permetto di citare il capitolo “L’amicizia” dal libro di Kahlil Gibran “Il Profeta” forse potrà aiutarti a percepire meglio la distanza da adottare.

    “E un giovane disse: Parlaci dell’Amicizia.
    Ed egli rispose, dicendo:
    Il vostro amico è i vostri bisogni esauditi.
    È il vostro campo, che seminate con amore e che mietete con gratitudine.
    Egli è la vostra mensa e l’angolino accanto al fuoco.
    Perché vi recate da lui con la fame, e lo cercate per avere pace.
    Se il vostro amico vi apre la mente, non temete il “no” nella vostra, né trattenete il vostro “sì”.
    E se lo vedrete silenzioso, il vostro cuore non cessi d’ascoltare il suo cuore;
    Perché senza parlare, nell’amicizia, tutti i pensieri, tutti i desideri,
    tutte le aspettazioni, nascono e sono condivisi con una gioia priva di clamori.
    Non vi attristate, quando vi dividete dall’amico;
    Perché le cose che amate di più in lui saranno più evidenti durante l’assenza,
    come la montagna a chi sale, che è più nitida dal piano.
    E non vi sia altro scopo nell’amicizia che l’approfondimento dello spirito.
    Perché l’amore che non cerca unicamente lo schiudersi del proprio mistero,
    non è amore, ma una rete che pesca soltanto cose inutili.
    La parte migliore di voi sia per l’amico.
    Se egli deve conoscere il deflusso della vostra marea, fate in modo che ne conosca anche il flusso.
    Perché cos’è il vostro amico, se andate in cerca di lui per uccidere il tempo?
    Cercatelo invece avendo tempo da vivere.
    Perch’egli è lì per servire al vostro bisogno, non per riempire il vostro vuoto.
    E nella soavità dell’amicizia fate che abbondino risa, e piaceri condivisi.
    Perché è nella rugiada delle piccole cose che il cuore trova il suo mattino e si ristora.”

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