Il gioco delle parti


 

 

Si erano incontrati alla festa aziendale, vestito aderente nero e tacchi alti lei, vestito blu scuro e cravatta rosa lui.

L’azienda era piuttosto grande e fino a quel momento non si erano mai incontrati,  perchè Fabio F. lavorava al vertice mentre lei lavorava alla base di una sorta di piramide aziendale, dalla quale era più facile guardare fuori che in alto.

Mara, la chiameremo così, non si aspettava di far colpo su quell’uomo.  Lui era uno di quelli abituati a stare tra le donne, ad avere il potere e tutto ciò che ne consegue. Schiocco di dita e desiderio esaudito.

Mara era carina, non una da far girare la testa , ma conoscendola non si poteva non essere colpiti dal suo fascino tipicamente mediterraneo. Nata e cresciuta a Madrid, aveva studiato lingue ed aveva vinto uno stage in azienda a Milano.

Quella sera lui le si era avvicinato e le aveva offerto da bere, senza chiederle  neanche se lei gradisse l’alcool. Lei gradì ma era piuttosto imbarazzata perchè non sapeva come comportarsi. Nel dubbio, decise di guardarlo fisso negli occhi, perchè pensò che tanto valeva giocare alla pari e mostrare altrettanta sicurezza.

“Ciao Mara, è questo il tuo nome, vero?”

“Esattemente” e nella risposta non fece trapelare stupore per il fatto che lui sapesse il suo nome.

“Quanti anni hai, se posso permettermi?”

“Venticinque e lei? se posso permettermi…”

“”Certo, ne ho trentotto. Ma parliamo di te, so che sei una ragazza in gamba, mi hanno detto che sei un tipetto brillante”.

“Non starò a smentire” rispose Mara ostentando una sicurezza che non aveva e dubitando delle sue parole.

La conversazione durò forse mezz’ora, sempre su toni di questo genere. Lui affondava, lei si difendeva.

Più tardi andarono a sedersi a tavoli separati ma erano in traiettoria frontale e si guardarono spesso.

 Poi all’improvviso al tavolo di Mara arrivò un cameriere con un biglietto per lei. Il biglietto era in una bustina chiusa. Mara era imbarazzata e decise di andare in bagno per verificare cosa contenesse. Attraversò la sala, con un filo di sudore che le scorreva lungo la schiena ed un certo presagio di imminente sconvolgimento. Nella busta c’era il biglietto da visita di lui, con nome, cognome, settore e telefono. Nient’altro. Girandolo però aveva notato una frase: “Se ti va, stasera all’uscita ti porto a bere al Bulgari Hotel.”

Mara ripose il biglietto nella busta e lo mise in borsa, poi tornò al tavolo sforzandosi di non apparire turbata e di elaborare una risposta partendo dalla valutazione di ciò che davvero voleva. Più ci pensava però, meno sapeva cosa fare. Quell’uomo era troppo sicuro di sè e lei non aveva voglia di accrescere il suo ego, però provava una forte attrazione, come calamita che sposta l’ago della bilancia. Di certo non aveva molto da perdere: tra i due, era Fabio quello nella posizione più compromettente.

Alla fine prese il telefono e scrisse un messaggio al numero di lui: “Il Bulgari Hotel non mi piace”.

Lui rispose dopo meno di trenta secondi: “Questo non me l’aveva mai detto nessuna”.

Mara si innervosì e gli rispose male: “Non so cosa le abbiano detto finora, nè chi lo abbia fatto, ma io non mi sento in dovere di dirle di si”.

 Fabio sorrise e diventò più morbido: “Facciamo che decidi tu dove e io ti faccio da autista”.

 Questa risposta a lei piacque e gli rispose: “Irish Pub” e quella era una chiara provocazione. Ma Fabio accettò.

Più tardi, in macchina, lui le chiese perchè lei avesse scelto un pub visto che erano vestiti in maniera formale e lei gli rispose che era una donna informale. Lui scese in un garage sotterraneo per parcheggiare. Lei posò la mano sul collo di lui e lo tirò a sè. Lo baciò con passione e si sedette a cavalcioni su di lui, lo spogliò veloce, si tolse le calze e si fece prendere da lui con passione avvolgente.

Durò a lungo. Alla fine Mara gli sorrise e  senza dire una parola si rivestì.

Scese dall’auto e gli disse che aveva cambiato idea, non aveva voglia di bere, anzi sarebbe andata a casa a piedi. Fabio rimase tra lo sbigottito e il turbato, perchè di solito era lui a controllare il gioco, ma Mara ora aveva le idee chiare.

L’indomani le arrivò una mail di Fabio con scritto: “Ieri sono stato benissimo, mi hai fulminato. voglio rivederti”.

“Io no” rispose lei e continuò a lavorare come se nulla fosse mai accaduto.

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