Shame, il sesso e la compulsione


Certo Michael Fassbender e’ affascinante, e’ ben dotato e il regista lo inquadra di frequente nudo per dimostrarlo.
Certo New York e’ sempre bella anche quando le sue luci fanno da sfondo a perversioni e compulsioni.
Certo la vita vissuta ogni sera in un locale puo’ sembrare un sogno, come la neve a chi non l’ha mai vista.

Per il resto Shame e’ un film di rara tristezza e viene da pensare che c’e’ piu’ dolore qui che a vedere un documentario sulla guerra.
Ci sono due fratelli, con chissa’ quale passato, che si amano e si odiano e che soffrono: lui di dipendenza da sesso, lei di dipendenza affettiva. Assolutamente incapaci di aiutarsi e aiutare l’altro si lanciano in un crescendo di compulsione.
Lui non riesce a smettere di fare sesso, con prostitute, con uomini, su internet, da solo, e’ sempre piu’ infelice e crolla in un abisso di perversione. Paradossalmente con l’unica donna che gli piace non riuscira’ ad avere un rapporto. E questo di per se’ la dice lunga.
Lei, la sorella, non riesce a smettere di chiedere attenzioni, si piega agli altri per avere affetto ma non lo ottiene e alla fine fara’ il suo gesto estremo per avere l’amore del fratello.
La sensazione finale e’ quella di un gran bel film per la capacita’ di rendere certi abissi di disperazione di chi soffre di dipendenza. Chi invece pensa di andare a vederlo per il gusto di un un buon sesso, ci rinunci.
Non ce n’e’ l’ombra.

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