Limiti e possibilità


 

 

In un corso recente che non saprei se definire divertente ma che catalogherei come emotivamente impegnativo, mi han costretto un pò a mettere le cose in prospettiva.

Io odio la prospettiva. Innanzitutto è  illusoria. Vedi due linee parallele che convergono in un punto: tutto falso, perchè ognuno di noi sa che le parallele non si incontrano (se non all’infinito, quando ormai non gliene frega più niente, direbbe un comico).

Poi la prospettiva ti fa vedere le cose lontane più piccole, io invece sognandole le ingigantisco, le riempio di significato e speranza e gli dò un valore speciale.

Il corso si è complicato quando la prospettiva doveva divenire particolareggiata, dovevamo definire colori, abiti, persone e obiettivi futuri.

Lì ho capito che odio gli schemi e le definizioni, che in me c’è ancora tanto della bambina che si rifiuta di crescere, che forse mi autolimito nella realizzazione di progetti.  Però rimango sulla mia nuvoletta a sognare di scrivere il mio fantastico libro di cui non conosco la tiratura ma del quale mi sembra di indovinare l’odore delle pagine e il colore della copertina.

Che se sapevo guardare in prospettiva o tracciare linee parallele convergenti in un punto, facevo l’architetto.

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