Ciao Antonio Tabucchi!


Mi sembra oltremodo ingiusto che esista la morte e che esista tanto piu’ per persone cosi’ universalmente ricche e piene di “sentire”.

Tabucchi l’ho conosciuto, in senso metaforico, quando forse avevo 18 anni e una mia amica mi lesse una frase di Pessoa, tradotta da Tabucchi, che mi incanto’ : ” Il poeta e’ un fingitore. Finge cosi’ completamente che arriva a fingere che sia dolore il dolore che davvero sente”.
Da allora cominciai a leggerlo di tanto in tanto, senza continuità ma con quel piacere di chi scopre nell’arte la natura umana senza trucco e belletto.

La sua frase piu’ bella, tratta dal libro “Si sta facendo sempre piu’ tardi” mi sembra questa: ” E niente, sai, davvero niente basta, nemmeno le ginestre che fioriscono a maggio per chi sa vederle e che io guardavo senza vedere,
come di solito facciamo tutti, fino a cadere nella nostalgia dell’irreversibile…”
Con un senso di nostalgia per il tempo che passa, per il bello che quando viviamo non sappiamo cogliere, per l’insofferenza che accomuna certe anime inquiete che non si stancano mai di “sentire”.
Niente, semplicemente mi dispiace.

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