La verità a metà


 

 

“La verità detta a metà è una bugia e quindi giuro di dire la verità tutta la verità niente altro che la verità”.

“Dica lo giuro”.

“Lo giuro”.

“Puo’ dare inizio al suo racconto”.

“Prima però devo farvi una premessa: a me il parere della giuria popolare non interessa”.

“Bene, allora ci alziamo e andiamo a casa a fare quello di piu’ importante che avremmo da fare”.

“Se non sbaglio mi avete chiamato voi. Io ero a casa ad impastare pizze per la festa della mia nipotina”.

“Non provi ad intenerirci, quello di cui viene accusata è grave.”

“Non ci provo, lo giuro. Non sono tenera e non vedo perchè dovrei intenerirvi. Per le pizze ai nipotini? Chi sapendole preparare non ne farebbe”?

“Vuole andare avanti? Mettiamo agli atti che il parere della giuria popolare non le interessa”.

“In realtà mi interesserebbe anche, se ci fosse in palio un premio o una condanna. Ma poichè non potete assolvermi nè condannarmi io parlerò per il solo piacere della verità non certo per quello delle vostre orecchie”.

“Lei è fastidiosa come dicono”.

“Di più, mi alleno in realtà per esserlo. Mentre tutti sotto la doccia cantano, io mi alleno nel botta e risposta col mio giudice immaginario. Ha presente: Vocina buona/Vocina cattiva?”

“E quindi?”

“E quindi la vocina cattiva dice che sono troppo cattiva e allora mi alleno a risponderle e a superare in cattiveria le sue aspettative”.

“Ma vogliamo passare all’accusa? Cosa dice a sua discolpa”?

“Mia madre diceva che ero brava a difendermi quando da piccola mi mettevo nei guai, diceva che dovevo fare l’avvocato. Del diavolo, aggiungevo io sottovoce.”

“Questo non è rilevante ai fini del giudizio”.

“Questo è rilevante per me, che vi sto fornendo il racconto. Senza di esso vi annoiereste”.

“Andiamo avanti”.

“Il motivo per cui mia madre diceva questo è che io trovavo sempre una ragione per tutte le cose. Non che la inventassi a cose fatte, attenzione. Io ce l’avevo davvero le mie ragioni. Magari non coincidevano con il parere comune, o con le ragioni degli altri. Ma io avevo le mie ed erano perfettamente plausibili”.

“E quale sarebbero le ragioni plausibili per quello di cui è accusata”?

“Mi divertiva, mi entusiasmava, mi illuminava. Credo che in un certo senso mi rendesse più bella.”

“Lei sa che la frase:”mi piaceva” non è una giustificazione che fino ai sei anni di età, più o meno”?

“Immagino. Ma se vi avessi detto la vera ragione non mi aveste creduto e comunque non l’avreste approvata. Quindi volevo solo essere provocatoria. E ironica. In un mondo perfetto, “mi divertiva” sarebbe una giustificazione sufficiente per voi. Forse insufficiente per me, che credetemi, vado a fondo alle cose e proprio per questo posso permettermi di restare in superficie. La verità è che so andare in apnea, io. Sa non è da tutti andare a mare, scendere fino a toccare profondità sconcertanti e saper risalire e restare vivi. Il momento in cui scendi e tocchi il fondo, quando ti misuri con i tuoi limiti, magari potresti morire. Ecco perchè l’ho fatto: perchè so andare in apnea. Voi sapete farlo”?

“Quello che dice non significa nulla”.

“Appunto, quindi suppongo sia inutile continuare a raccontarvelo. Anzi scusatemi per il tempo che ho rubato ai vostri affari. Io stessa devo tornare ai miei”.

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