Esca.


Ho diciassette anni e sto per varcare la soglia di un famoso hotel di Roma. Quadri del Tiepolo nella lobby, un’opera di Botero alla parete proprio accanto ad un divano in pelle verde.
Tra tutti,  scelgo quel divano perché è del mio colore preferito e perché il verde porta fortuna ed io ne ho bisogno.
Mi sistemo la gonna azzurra di seta a fiorellini, ho voglia di una coca cola. Chiamo il cameriere, la ordino e contemporaneamente apro il libro che mi ero portata dietro: “Felici i felici”.
Arriva la coca cola con corredo di arachidi ed io mi sistemo in modo da non far cadere il bicchiere: mi trema la mano.
Nel mentre mi accorgo che una persona sul divano accanto sta recitando la prima declinazione latina di rosa.
Rosa
Rosae
Rosae
Rosam
Rosa
Rosa
Per tre, quattro,  cinque volte.
La ragazza non è giovanissima ma è con una donna che sembra sua madre. Fissa il vuoto.

Un suono di clarinetto in lontananza dal bar mi riporta indietro di qualche anno, quando a scuola le suore ci costringevano ad impararne l’uso.
Odiavo il clarinetto,  il suono mi pareva stridulo ma forse era solo il ricordo di una musica che non sapevo realizzare.

Guardo l’orologio:16:30.
Mi guardo ancora intorno: è tutto così surreale che sarei spaventata se non sapessi che è già tutto scritto.
Nessuna improvvisazione.
Devo solo recitare un copione.

Poi all’improvviso arriva L., deglutisco, gli stringo la mano, lui mi accarezza il collo e cerca di tranquillizzarmi dicendomi che non ci sarà bisogno di dare i miei documenti.
Cerco di non irrigidirmi, cerco di non sembrare troppo fredda quando lui mi porge un regalino: un braccialetto in argento con un minuscolo cuore.
Forse si tratta di quello che lui ha lasciato a casa.
Mentre mi sfiora le gambe mi chiede se sono pronta.
Annuisco.
Mi prende la mano, abbasso il capo e ci avviamo all’ascensore.
Terzo piano. Camera 318. Fuori dalla camera avvicina le sue labbra alle mie e me le apre, mi ficca la sua viscida lingua in bocca.
Faccio entrare prima lui, entro e accosto la porta senza chiuderla.
È troppo eccitato per accorgersene.
Gli chiedo scusa che devo mandare un sms ad un’amica. Mando il numero di camera al mio contatto. Intanto lui mi apre la camicetta e mi lecca le tette, poi mi chiede di inginocchiarmi. Il tempo di un attimo, entra la polizia, manette, via.

È il terzo che denuncio questo mese.

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NOTE DELL’AUTORE
Ci tengo a precisare, che è tutto frutto della mia fantasia e ogni riferimento bla bla bla bla bla bla è puramente casuale.

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