Avevo 24 anni.


Avevo ventiquattro anni, i capelli e la carnagione scura, voglia di vivere e possibilità di viaggiare.

Avevo ventiquattro anni ed ero a Las Vegas, ed adoravo essere lì.
Mi sembrava ci fosse più ossigeno, più cielo, più intensità sensoriale.

Ero entrata in uno dei tanti casinò, forse era il Caesars, mi ero ipnoticamente avvicinata ad una slot, avevo messo un paio di gettoni, il tempo di un paio di giri, avevo vinto. Subito e facilmente.

Avevo ventiquattro anni ed ero certa che si potesse vincere subito e facilmente.
Certo, le mie lotte le avevo avute, le mie sconfitte pure, ma a ventiquattro anni sei ottimista a prescindere o almeno io lo ero.

All’inizio vincevo tanto, credevo che avrei vinto ancora, lo sentivo. E in effetti quella macchina era stregata o lo sembrava o io ero entrata nel meccanismo di una banale dipendenza.

Dopo aver vinto tanto e a lungo, pensai di mettere da parte dei soldi.
Poi però cominciai a perdere.
E ovviamente e banalmente persi tutto.

E volevo rifarlo e volevo rigiocare perchè prima o poi avrei vinto ne ero certa.

Ma sapete cosa? Non si vince mai, a meno di non cominciare o di alzarsi e dire basta.

Ed io dissi basta anche se il mio corpo aveva bisogno di toccare quella macchina, i miei occhi di vedere quelle ciliegie allineate.

Non mi sono più avvicinata ad una slot da allora.

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Non è mai facile ma non smettete mai di credere che sia possibile.

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