Cappuccetto.


Mimo una finta inconsapevolezza con in mano un caffè bollente.
Intorno le ombre di un bosco lynchiano dove aspetto il lupo.
Quando arriverà il lupo credo che mi farò mangiare.
Lui non lo sa ancora, ed io gli dirò che bocca grande che hai.
Fingerò di non sapere come finisce la favola.
Ma se sei cappuccetto rosso non puoi fare a meno del lupo e del bosco e di tutto il resto. Puoi solo andartene in giro ingenuamente stupita.
Ma era poi davvero ingenua cappuccetto?
O sentiva solo il fortissimo richiamo del bosco?
O era solo in cerca di emozioni e la paura, il dolore, il sogno beckettiano di aspettare qualcosa che non esiste, erano più “necessari”?
Ci sono quelli che nascono pensando che il bosco sia bello e pericoloso.
Lo sanno e lo evitano.
Ci sono quelli che nascono pensando che il bosco sia bello e pericoloso.
Lo sanno e gli vanno incontro.

Non c’è un giusto.
C’é un necessario.
Per questo non amo giudicare nè gli uni nè gli altri.

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