Napoli, dopodomani è un altro giorno.


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Cerco un taxi in Santa Lucia, posteggio pieno, taxi parcheggiati senza conducenti.
Turisti, tanti, che si lamentano.
Fermo un taxi non in servizio, per favore per favore sono in ritardo, no non posso entro in servizio tra mezz’ora, per favore, ok.
Io mi lamento di quanto sia strano che ci sia lavoro e nessun taxista disponibile.
Lui si lamenta della viabilità, mancano le corsie preferenziali, la galleria che porta in Chiatamone è intasata come il mio stomaco dopo il cenone della vigilia.
Napoli salendo verso il Vomero è come un colon. Curve curve e ancora curve.
Sali e ti sembra di essere nel nulla ma poi vedi la bellezza del golfo sali ancora e vedi palazzetti che Napoleone altro che alla conquista della Russia.
Napoli è una cloaca di cose diversissime, poco prima guardavo il mare mentre il sole caldissimo mi accarezzava, seduta al bar davanti ad un caffè al ginseng. Qualche ora dopo ero in un teatro pieno di gente impellicciata e sovrappeso a guardare uno spettacolo con troppi clichè.
E se posso spendere due righe per dire che la pelliccia a Napoli visto i venti gradi non serve, vorrei farlo.
Napoli in questo è barocca nell’animo.
L’idea di eleganza qui deve coinvidere con opulenza, con la pelle abbronzata e gioielli e vestiti vistosi.
Non è l’eleganza di Milano, efebica e ridotta all’osso, la semplicità a Napoli è un concetto sconosciuto. Quasi che per adattarsi a tanto miscuglio di cose si dovesse essere “tanto”.
Non è facile da spiegare.
Quasi che la rotondità della stazza media del napoletano servisse a combattere gli spigoli, le complessità del vivere quotidiano.
Che se devo scendere a compromessi almeno mi mangio una mozzarella di bufala, una pizza che si scioglie in bocca e per finire una sfogliata che mi avvicina al paradiso.
Fanculo la linea, qui a Napoli se sei magro vuol dire che non stai bene in salute, che non puoi combattere. E qui c’è da combattere.
Toglie il respiro Napoli tanto è bella. Ma è difficile viverci, spostarsi, adattarsi al traffico alla mentalità del massì me lo prendo a forza, massì potrebbe andar peggio, massì lamentiamoci ma non cambiamo nulla.

Al ritorno dal teatro il taxista fuma. In macchina. E si rivolge con parolacce colorite a chi cerca di superarlo.
E tu dici ok è questo il compromesso da accettare?
Va bene. Accettiamolo.
Perchè domani voglio ancora guardare il volo di quei gabbiani sul mare, stendermi sugli scogli e respirare iodio e calore.
Del resto dopodomani è un altro giorno.

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One response to this post.

  1. Posted by luca on 21 gennaio 2016 at 4:34 PM

    Mi piace molto il contrasto di questo pezzo.
    E’ un piacere leggerti.

    Rispondi

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