Ubriaca


Avevo voglia di scrivere, non di parlare non di pensare.
E tuttavia scrivere senza pensare era difficile, così decisi di ubriacarmi nella vana e ottimistica illusione di fare letteratura senza fare autoanalisi.

Fu un flop.

Bevvi talmente che non solo non riuscivo a pensare concretamente, ma anche tenere la penna in una mano sembrava un’illusione.
Riuscii ad accendermi una sigaretta, quello si, ma non avrei centrato il posacenere se avessi dovuto appoggiarla, tanto ero disconnessa.

In quel frangente qualcuno suonò.
Inizialmente pensai che fosse il citofono della porta accanto.
Guardai la porta ma non capivo da dove provenisse il suono.
Poi il rumore si fece più insistente e ravvicinato e pensai che dovevo alzarmi dal divano e capire chi fosse. Ma non ne avevo la forza e la voglia.
Non aspettavo nessuno.
Lasciai che suonasse.
Mi addormentai, nel sonno la strega di Biancaneve mi porgeva una mela ed io ero incazzata nera così dissi mangiatela tu la mela, io la storia la conosco, ma poi la strega diventava Biancaneve e io non capivo più chi ero.
Nella realtà qualcuno mise le chiavi nella toppa della porta. Girò. Entrò. Io ero mezza addormentata.
Mi prese in braccio e mi mise a letto.

Forse era il principe. Forse ero io.

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