Ancora non so distinguere quello che è stato. Il tempo deforma la lente, l’occhio cambia diottria.
Tutta un rincorrere una visione: dov’è quella giusta? La smarrisco ogni giorno, ad ogni passo.
Passi veri e miei che diventan falsi mio malgrado. Volontà che non mi ubbidisce, come canzone che si ripete e che non so fermare e suona infinita e mi rende impotente.
E divento sorda ad ascoltarla.
E non ho voglia di dare spiegazioni.
Chi mi vuol bene non me le chiede.
Chi me le chiede non mi vuol bene.
Lo specchio dove ci guardavamo. Lo guardo. Forse lo spaccherò in mille pezzi per non vedere più riflessi.
O forse resterà lì per sempre a raccontarmi quel che non ho visto.
E non è una spiegazione. È un fatto.
22 mag
Spiegazioni
15 mag
Napoli, 12:30: una tentata truffa.
“Buongiorno signora, non mi riconoscete? Mi avete proprio tolto il saluto?” Da noi si usa il voi al posto del lei.
“Buongiorno. Si, ditemi.” Risponde mia nonna che per orgoglio non ammette di non conoscerlo e pensa che la memoria ormai non la assista.
“Signora l’assicurazione ha sbloccato i diciottomila euro di vostro figlio ma per sbloccarli dovete dare all’avvocato tremilanovecentoeuro in contanti” dice il simpatico ometto.
“Ma quale assicurazione?E poi io non ho mica tremilanovecentoeuro in contanti?”
“Signora ora chiamiamo vostro figlio…..Pronto? si ciao, si certo, siamo d’accordo, ora ti passo tua madre”
“Pronto mamma?” dice una voce metallica poco riconoscibile ”Senti vai a casa e dai al signore tutto quello che hai”. Mia nonna attacca il telefono interdetta.
“Sentite io questa cifra non ce l’ho, fatemi arrivare a casa e ne parlo con mia figlia”. Mia nonna barcolla, ma non molla.
“Signora ma quanto potete racimolare: duemila, millecinquecento, anche mille? Vi accompagno a casa a prenderli.” A quel punto mia nonna capisce, sia perchè normalmente mio zio non risponde al telefono al primo colpo e non si capisce come mai a quest’ometto avrebbe dovuto rispondere fulmineamente. Secondo perchè l’ometto era insistente e cominciava ad accontentarsi di qualsiasi somma.
Torna a casa e prova a chiamare mio zio, che ovviamente non risponde. Dopo un pò richiama e mio zio conferma che non aveva parlato con nessuno al telefono.
Me l’ha raccontato e mi sono infuriata. Volevo andare a denunciare l’ometto, ma nonna era ancora frastornata e impaurita. Anche un pò mortificata devo dire. Era successo ad una signora nel suo palazzo, che qualcuno bussando alla porta aveva accusato la signora anziana di non essere in regola con le bollette e per sistemare tutto si era fatto consegnare millecinquecento euro.
Mia nonna diceva ma che stupida la signora anziana del palazzo….
Poi si è trovata nella stessa rete ma per fortuna senza cascarci.
A Napoli essere anziani è davvero pericoloso.
E’ successo oggi intorno alle 12:30, in provincia di Napoli.
Ve lo racconto mentre sono a casa di nonna, tra una visita di una sua amica e un’altra, lei intenta a raccontare, cominciando ogni volta la storia da capo. Provando a riderci su.
13 mag
Silenzio
Due rose, una gialla e una fucsia, al centro della tavola in una bottiglia con l’etichetta di aceto ponti riutilizzata.
Polistirolo che faceva da imballaggio alle mozzarelle mangiate in compagnia è accatastato su una mensola bianca accanto al tavolo.
Formiche gironzolano sulla panchina in pietra bianca e azzurra.
A terra un foglio con i punteggi del poker o del ramino, è il residuo di un chiasso di meno di ventiquattro ore fa.
All’orizzonte una distesa blu scuro con macchioline gialle di piccole barche di pescatori.
Sulla sinistra visi di donne in ceramica troppo truccate con fiori rosa al posto dei capelli sembrano ballerine brasiliane al carnevale.
Ma non c’è musica, c’è silenzio, umido penetrante appiattito silenzio. La sera come la mattina all’alba.
Le zanzare sono ancora lontane, troppo costanti per una temperatura incostante.
C’è freddo e sembra tutto immobile.
Io sono seduta, insieme alle formiche sono l’unico essere in movimento. Il rumore che sento è solo il ticchettio dei tasti del telefono. Passa un gatto che non conosco. Si allontana.
I gatti sono piu’ silenziosi del vento che muove le foglie.
Decisamente, il silenzio non mi piace.
9 mag
Non c’è verso che qualcuno sappia…
Oggi non è che lo spazio tra quello che pensavo ieri e quello che penserò domani.
E ciò che penserò oggi vestita da donna nel tubino nero sara’ diverso domani che mi vestirò da uomo in jeans e maglietta.
Drastico come cambiare sesso,
Spontaneo come respirare,
Naturale come dormire.
Si cambia scena, ogni giorno, divento personaggio che non sapevo, mi invento lacrime e sorrisi.
Mi confondo nei visi che non conosco, ne imito le espressioni, mi vesto di quella che non sono.
Mi svesto e mi addormento per svegliarmi uguale e cambiare opinione nello spazio di tempo di uno sbattere di palpebre.
Non c’è verso che qualcuno sappia come sarò domani o che possa riconoscermi in ciò che ero oggi.
7 mag
Così è se mi pare
Mi capita di osservare le cose da angolazioni diverse, ma di solito preferisco la mia, di angolazione.
Che poi sia scomoda può essere e che non sia quella giusta, quella obiettiva, quella coerente me ne faccio una ragione.
Sono talmente abituata a guardare con la lente del giudizio netto che a volte non mi rendo neanche conto ci siano altre lenti, quelle diverse dalla diottria massima o minima che non riconosce le vie di mezzo. A volte qualche amico/a o familiare viene ad aprirmi gli occhi e a prestarmi lenti diverse.
Ma è difficile. Lo sguardo è come l’impronta digitale: ognuno ha il suo. Non puoi prestarlo, non puoi cambiarlo. Lo accetti e impari ad amarlo. E certo c’è chi ce l’ha piu’ dritto e deciso ma comunque esso sia, impari a conviverci, come con i capelli grassi o i fianchi larghi.
Alla fine mi dico: “cosi’ è se mi pare” sorprendendo tutti a volte per l’atteggiamento acuto a volte per quello ottuso.
Che è sempre una questione di angoli, come dicevo….
3 mag
Tra le cose che….
Tra le cose che non si possono cambiare ci sono:
-orecchie (credo)
-capelli (e non so dirvi quanto questo sia per me doloroso)
-sorriso
-cervello
-ossatura
-olfatto
-pelle (a parte i rettili e Michael Jackson)
-il carattere (ma si può smussare)
-le persone
-il passato
-gli errori
-le cose di cui siamo fieri
-i bei momenti
-i sogni fatti
-il modo in cui facciamo l’amore
-i viaggi fatti
Tra le cose che si possono cambiare ci sono:
-labbra
-seno
-cellulite
-naso
-unghie
-sopracciglia
-denti
-varici
-l’atteggiamento mentale
-i viaggi che faremo
-il modo in cui affrontiamo la giornata
-il presente
-il futuro (quindi diamoci da fare!)
30 apr
Fantasticando
Dovrei alzarmi, altro che continuare a fantasticare su come era bello svegliarsi a New York, nel cuore di Manhattan, altro che guardare foto di strade che percorrevo per andare a NYU a studiare l’inglese o per fare la spesa, o per andare al lavoro.
Altro che luci di Times Square accese sul mondo, fantastici ventisei anni che avevo, guardavo tutto con occhi incantati, persino le scale antincendio fuori dai palazzi di mattoni rossi mi sembravano miracoli architettonici!
Che sorriso che riservavo a tutti: all’indiano che vendeva frutta all’angolo, alla cinese che mi faceva il manicure, alla giapponese trendy che sculettava col suo minuscolo sedere, all’americana di colore che faceva colazione alle otto del mattino con hamburger e cocacola.
Mi sembrava tutto cosi’ fantastico: gli Starbucks che in Italia non abbiamo e chissenefrega se in Italia il caffè è piu’ buono. Avete mai provato la torta al limone che fanno li’? O i pancakes?
Siete mai entrati in un bar con le calze rotte il cappello di traverso, il trucco sbavato senza che nessuno vi guardasse?
Ok mi alzo. Vado al mercatino, a comprar verdure. Prima pero’ faccio la mia colazione con una nastrina del mulino bianco. Che sono in Italia e mi devo adeguare!!!!
26 apr
Breve confessione di un uomo di potere
Scusami.
Non potevo evitarlo. Avevo il potere nelle mani, era una bella sensazione.
Potevo avere tutto: tutte le donne, tutte le auto, tutti i viaggi.
Ma volevo farlo con te quel viaggio. Volevo portare te in quell’auto, volevo vedere i tuoi capelli biondi al vento e il tuo sorriso malinconico per me e solo per me.
Lo sapevo che eri fragile, Giulia, era così evidente dalle tue lacrime e dalle tue paure, dalla povertà che ti rendeva vulnerabile, dalla storia di abbandono familiare che ti rendeva troppo affamata d’affetto.
Non potevi saperlo che ti avrei fatto male. Io lo sapevo.
Non che non ti avessi avvertita, ma tu non mi ascoltavi ed io non volevo mi ascoltassi. Andavi bene: per le feste in cui facevo sfoggio della tua bellezza e a letto quando del tuo corpo non ero mai sazio. Andavi bene perfino nelle discussioni quando il mio ego l’aveva vinta sulla tua fragile forza.
Vallo a spiegare a chi giudica, a chi sentenzia, a chi ama a metà con le riserve del controllo.
Io volevo perderlo il controllo, quello che avevo su tutti. Da uomo di potere non sapevo liberami dei giochi a cui ero abituato, a cui mi avevi abituato.
Ancora una volta, scusami!
24 apr
Mai stata briffata!?
Io sono stata briffata, molte volte a lavoro, qualche volta in famiglia, ma mai alla “Minetti’s way”.
Normalmente briffare vuol dire riassumere, preparare qualcuno su un argomento.
Nel caso della Minetti vuol dire prendere il telefono e informare l’invitata di turno su cosa l’aspetterà alla festa del “boss of the Boss” (Berlusconi, come lo definisce la Minetti).
La fortunata invitata risponde al nome di Melania Tumini, ex compagna di scuola della Minetti, due lauree, tre mesi passati alla Sorbona e tante speranze di far carriera. Se nel suo caso la laurea sia antibiotico contro la stupidità non è dato sapere.
È dato sapere invece tutto il resto: Si mangerà pasta asciutta ai tre colori, ci saranno varie tipologie di persone (ma davvero? Ad una festa con molta gente c’è varia umanità?) Ma ecco il dettaglio della Minetti : “C’è la zoccola, la sudamericans (??) che non sa parlare l’italiano (tu invece?), quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo e ci sono io che faccio quel che faccio (cioè?? ti prego definisciti tu o poi non lamentarti se il mondo ti definisce come gli pare e come appari).
La frase più bella però mi sembra questa:
“non sii timida, sbattitene il cazzo” che mi sembra degna della Sorbona in quanto a stile e del migliore dei testi di grammatica in quanto ad uso dei modi verbali.
Anche l’uso della terza persona è brillante: parlando di un suo compagno o amico, dice: “C’ha tutta un’idea che non possono avere chi non sa le cose”.
E concludo qui, perchè sono solo molto invidiosa. Fossi stata più bella, alta, laureata, ammanicata, sfacciata, mi sarei trovata forse ad una di queste favolose feste, a mangiare la pasta che mi piace e a conoscere la gente che avrei voluto, quella che in poche ore mi avrebbe fornito il materiale per scrivere un libro intero: varia umanità tra il comico e il grottesco.
23 apr
Perdutamente sola
Era già sulla nave, fumava una sigaretta mentre il vento le graffiava il volto arrivando dritto al cuore. Halima: ricordi vividi e carne e sangue. Corse lungo sentieri deserti e case diroccate, sempre inseguita da qualcuno.
La costa di Lampedusa è una speranza, un raggio di sole nel buio, vale la pena affrontare qualche notte di paura, una paura che le ricorda che non è vero che non ha nulla da perdere, come dice Saim, il barcaiolo. Halima ha dentro tutta la speranza di reinventarsi, combattere, vincere, crescere, sognare, amare ancora.
A Tunisi il ricordo degli affetti, qui in Italia la speranza di un lavoro.
Gli affetti hanno il nome di Mohamed e Fatma, padre e madre, settant’anni ciascuno, reduci da un’irruzione della polizia che li ha lasciati pieni di lividi e amarezza. La polizia gli ha rubato tutti i soldi, così come ha fatto con Faysal, il promesso sposo, pelle scura e luce negli occhi senza futuro. L’hanno ucciso. Non servono troppe altre parole e il ricordo è solo l’ennesima ferita in cancrena.
Mentre le lacrime cadono, si accende una seconda sigaretta. Che sapore intenso e fumoso, in quella vita a pezzi il cuore brucia.
“Saim, arriveremo alla riva? È vero che non ci rispediranno indietro?”
Saim non risponde, pensa ai soldi che raccoglierà all’arrivo e alle donne che si farà al ritorno. Delle paure di Halima non gliene frega nulla.
Lei ci pensa e poi si sente quasi grata per quel silenzio, perché lui non le ha banalmente proposto una scopata in cambio di protezione.
Ha il cuore tanto straziato che potrebbe accettare qualsiasi cosa, si sente fragile e vulnerabile ed è lì, nel contatto profondo e diretto con la debolezza della umana natura, che capisce quanto è perdutamente sola.
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